Aggiudicazione di appalti pubblici: decorrenza del termine per impugnare e paura del “buio”

Scritto il 6/02/2014, 12:02.

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"La Giustizia"  (1339), LorenzettiFino a che punto si possono sacrificare le garanzie del diritto di difesa in nome della rapida definizione delle controversie in materia di aggiudicazione di appalti pubblici?

La prassi operativa ci consegna un quadro in cui l’imposizione di contributi unificati stellari (fino a € 6.000 per un ricorso al T.A.R.), la riduzione a trenta giorni del termine per impugnare l’aggiudicazione e il rito processuale speciale già assicurano un filtro di serietà delle contestazioni giudiziarie, con processi che molto spesso vengono definiti nel giro di un anno.

In questo contesto, resta ancora dubbia l’individuazione del giorno di decorrenza del termine per impugnare: dalla comunicazione dell’aggiudicazione o dalla data di effettiva conoscenza dei vizi da far valere?

Secondo un orientamento, il termine di decadenza decorre dalla notizia dell’aggiudicazione, intesa come piena conoscenza del provvedimento lesivo, considerato che alla sopravvenuta conoscenza dei vizi può ovviarsi con la proposizione di un atto di motivi aggiunti.

Seguendo questa interpretazione, colui che ha notizia dell’aggiudicazione della gara ad altro candidato è costretto a reagire in sede giudiziale anche quando, magari a causa dell’illegittimo comportamento serbato dalla Stazione Appaltante nella fase di accesso agli atti, non abbia avuto contezza degli atti del procedimento, e cioè i verbali di gara e i documenti dell’offerta dell’aggiudicatario. Questo significa imporre ricorsi “al buio”, peraltro assai onerosi, potenzialmente inutili, come accade quando il successivo esame delle “carte” riveli la inesistenza di irregolarità.

In realtà, se certamente non si può lasciare al candidato la scelta del tempo e del modo dell’accesso agli atti di gara (oggetto di disciplina speciale e accelerata), neanche si può pretendere l’impugnazione di un provvedimento le cui motivazioni non siano note; l’aggiudicazione costituisce sempre un “provvedimento lesivo” per il concorrente non vittorioso, ma un provvedimento lesivo può ben essere legittimo e quindi è illogico imporre la presentazione di un ricorso a chi non sia ancora in possesso degli elementi per valutare se l’atto è illegittimo o meno.

La problematica, di rilievo non circoscritto alla materia degli appalti, è oggi di grande attualità, essendo all’esame della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (ordinanza di rimessione Cons. Stato, sez. V, n. 790/2013) e della Corte di Giustizia (ordinanza TAR Puglia, sez. Bari, n. 427/2013); nell’auspicio che la soluzione che sarà raggiunta, eventualmente integrata da un intervento chiarificatore del Legislatore, salvaguardi la funzione del termine di decadenza nell’ottica della piena e incondizionata tutela del diritto di difesa.

Avv. Paolo Caruso

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