“L’avvocato di Strapaese” Mino Maccari: dall’attività forense alla carriera artistica

Scritto il 26/01/2012, 12:01.

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Senese di nascita, colligiano per scelta e romano d’adozione, Mino Maccari è un personaggio versatile: scrittore, pittore, disegnatore, scenografo e, per un brevissimo periodo, anche avvocato.

Dopo la laurea in Giurisprudenza (Siena, 1920), lavora nello studio dell’avvocato senese Guerri e poi in quello dell’avvocato Dini, a Colle di Val d’Elsa, comune toscano fra Siena e Firenze, di cui erano originari i genitori. Esercita la professione presso la Prefettura di Colle con scarsa passione e poco profitto. Si ricordano, in particolare, i processi in cui tentò invano di difendere l’indifendibile Archimede Callaioli (detto Poca Legge) dall’accusa di episodi di violenza.

Gli insuccessi in giurisprudenza furono una fortuna per l’arte.

La vera passione di Maccari sono, infatti, la pittura e l’incisione. Nel 1924 inizia a pubblicare le sue opere su “Il Selvaggio”, periodico d’ispirazione provincial fascista, fondato a Colle e poi trasferito in diverse città, tra cui Roma.

La difesa che l’avvocato Maccari attua attraverso la rivista è quella dei valori strapaesani, che inneggiano alla cultura locale e agreste. Maccari descrive con precisione leggi e usanze di Strapaese, luogo ideale “un po’ più su di Siena e un po’ più giù di Firenze” (il riferimento a Colle è abbastanza esplicito) contrapposto a Stracittà, vista, invece, come crogiolo di effimero, falso, corrotto e volgare.

Nel 1926 Maccari interrompe del tutto l’attività forense per assumere la direzione della rivista.

È un momento di svolta: cessano i toni da “battagliero del fascio” e si apre una nuova linea rivolta a difendere l’arte e il diritto alla satira politica (vis satirica che procurerà a “Il Selvaggio” non pochi casi di sequestro).

Negli anni Trenta, “Il Selvaggio” raggiunge risultati artistici e letterari notevoli, grazie peraltro alla collaborazione di grandissimi pittori e scrittori, alcuni anche scomodi al regime.

Quando nel ’43 il giornale chiude, Maccari non esita a entrare nella Resistenza.

Finita la guerra però non rinnega il suo passato: “Sono stato fascista – dice – ma non potevo sapere allora che cosa avrebbe poi fatto quel partito. Ho sempre guardato agli avvenimenti attraverso la mia lente […] ma l’ho fatto sempre da artista”.

Il “tratto fulmineo” di Maccari ha documentato, con forza, vizi e costumi dell’epoca su giornali come “La Stampa” (1930-31) di cui fu anche caporedattore, “Omnibus”(1937-39) e “Il Mondo” (1949-66).

Maria A. Povia

 

n.b.

L’immagine dei ‘Personaggi con sfondo rosso’  coperta da Copyright ©

Per info:
Associazione Culturale Mino Maccari
Via Oberdan n. 42
53034 Colle di Val d’Elsa – Si
0577/920389
www.minomaccaricolle.it

 

 

Brevi cenni su alcune opere

Maccari, l’artista dall’occhio beffardo che con pochi ‘graffi’ riesce a “evocare inferni e paradisi”, fissa nella sua opera, con satira incisiva e canzonatoria, grottesche tranches de vie.

Ecco alcuni titoli delle sue opere.

“L’attentato” è un insieme di corpi e sangue, dove piccoli e grandi uomini si mischiano nella tragedia e al centro, come un obelisco, emerge una figura che indica uno squarcio di luce nel cupo cielo, forse indica un ‘j’accuse’.

Il disegno “Il Processo del Secolo – Se lui accusa me, io accuso lui! -” rappresenta un gioco di mani che parlano, un dialogo tra indici accusatori, facce stupite, cupe, meravigliate, sonnacchiose, furbette, l’insieme è nitido in primo piano e fumoso sul fondo dove la diatriba si fa più scomposta. La tecnica mista su carta o cartoncino è usata da Maccari per colorare gli eventi di una società che si allontanava dai valori paesani, il pittore con arte la documentava da avvocato dipingendo.

“L’arresto del ladro”: un gioco di linee triangolari fa apparire due carabinieri che, uno di fronte all’altro, tentano di fermare e catturare il ladro, immaginato come un inarrestabile vortice grigio.

“L’agguato” presenta una scena in cui le forme delle figure in movimento trasmettono un’energia che rimanda alle Bagnanti di Cézanne, ma con l’aggiunta di una graffiante linea nera che Maccari incide e fa scorrere sull’immoralità dell’azione nascosta.

“Landrou”, olio su cartone telato, è la triste figura di un borghese con cappello e barba. La mano destra impugna un grande coltello indicato dall’indice, la mano sinistra regge, tenendole sullo stomaco, tre teste di giovani donne carine, e tutte con i capelli rosso sangue. Non c’è terribilità in questa grande e bieca figura trasversale che taglia il quadro, mentre il cielo circonda un Barbablù da Gran Teatro dei Burattini.

Altri oli: “L’ispettore”, “Il deputato”, “Periferia” rappresentano la commedia della vita con tristi, melanconiche figure di grassi borghesi e donnine allegre.

Maccari, con le sue tantissime opere, apre da maestro la strada libera e intelligente della satira che vuole educare insegnando il ridicolo e le brutture dell’illegalità e del mal costume.

 

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1 commento su ““L’avvocato di Strapaese” Mino Maccari: dall’attività forense alla carriera artistica”

  • 31 Gennaio, 2012, 20:51
    admin

    Colle di Val d’Elsa, Comune d’Arte

    Colle di Val d’Elsa, citato da Dante nella Divina Commedia (canto XIII purg.) da dove Sapia vide la vittoria dei senesi sui fiorentini a Monteaperti, si divide in 3 terzieri: Il Castello, il Borgo e il Piano. Il Castello è la parte più antica dove si trovano i palazzi più antichi dalla Torre di Arnolfo, casa natale dell’artista, il Duomo, Il Teatro dei Varii, Palazzo dei Priori, il Bastione di Sapia, il Baluardo e Via delle Volte dove la leggenda vuole che vi sia stata uccisa la senese Sapia. Il Borgo è la parte rinascimentale dove si trovano palazzi del ‘600, ‘700 ma anche resti delle vecchie mura e Porta Salis. Il Piano e la parte più moderna dove è ubicato il Museo del Cristallo, la banca disegnata dall’architetto Giovanni Michelucci e la nuova Piazza Arnolfo di Cambio che è stata recentemente ristrutturata su disegno dell’architetto francese Jean Nouvel. Tra gli artisti che sono nati o hanno lavorato a Colle (dal XIII sec. a oggi): Arnolfo di Cambio, Cennino Cennini, Mastro Antonio da Colle, Giorgio Vasari il giovane e Giuliano di Baccio d’Agnolo, Valerio Spada, Walter Fusi.

    Per info: Ufficio Turistico ProLoco tel. 0577/922791, oppure PuntoCittà tel. 0577/921334

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