Libertà testamentaria e tutela dei legittimari

Scritto il 10/05/2012, 10:05.

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Nel nostro ordinamento, in materia successoria, vige il principio generale della salvaguardia della libertà testamentaria.

Tuttavia questo principio non è assoluto, ma incontra un importante limite nella tutela dei legittimari: invero, come disposto dall’art. 457, co. 3, c.c., le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari.

I legittimari sono i soggetti ai quali spetta il diritto di ricevere una quota minima del patrimonio ereditario, denominata quota “di riserva” o “legittima”.

Il diritto alla legittima costituisce un limite oggettivo all’autonomia privata; l’intangibilità della legittima va intesa in senso quantitativo e non qualitativo, potendo il testatore soddisfare le ragioni dei legittimari con beni di qualunque natura, purché compresi nell’asse ereditario (Cassazione civile, sentenza 13310/2002).

Come si evince dall’art. 536 c.c., i legittimari sono i soggetti legati dai rapporti familiari più stretti con il de cuius: il coniuge, i figli (e i loro discendenti, in mancanza dei figli), gli ascendenti (nel caso in cui non vi siano figli né altri discendenti).

Tra i legittimari non rientrano i fratelli e le sorelle del de cuius, ricompresi, invece, tra gli eredi legittimi (art. 565 c.c.).

Parte della dottrina (Tamburrino) individua il fondamento della successione necessaria nella finalità conservativa dei beni del de cuius nell’ambito della cerchia più ristretta dei suoi familiari; altra parte (Bianca, Delle Monache) ritiene che il fondamento di tale istituto sia quello di garantire la solidarietà nei rapporti familiari.

La successione dei legittimari o successione necessaria deve essere tenuta distinta e non va confusa con la successione legittima.

Quest’ultima costituisce un’alternativa alla successione testamentaria ed è destinata ad operare quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria (art. 457, co. 2, c.c.).

Invece, la successione necessaria non costituisce una vera e propria forma di successione e neppure un tertium genus di successione, che si viene ad aggiungere alla successione testamentaria o a quella legittima, ma bensì un limite alla libertà di disporre del testatore.

Il testatore, nel fare testamento, può violare le regole della successione necessaria. Infatti, il testamento lesivo dei diritti riservati ai legittimari è pienamente valido ed efficace, ma può essere impugnato dagli stessi legittimari, attraverso l’azione di riduzione, al fine di renderlo parzialmente inefficace nei loro confronti (nella misura necessaria a ricostituire le quote ereditarie loro riservate).

I legittimari potrebbero però decidere di rispettare le volontà testamentarie, non esercitando alcuna azione a loro tutela.

Ad esempio Tizio, sposato con Caia e con due figli, di nome Tizetto e Tizietta, potrebbe lasciare il suo intero patrimonio per testamento alla Fondazione “Alfa”.

Nel caso in esame, il testamento di Tizio è pienamente valido ed efficace, ma i figli e la moglie di Tizio potrebbero decidere di impugnarlo, al fine di ottenere la quota ad essi riservata dalla legge.

Il patrimonio del testatore si compone idealmente di due quote: la quota di riserva o legittima, posta a tutela dei legittimari, e la quota disponibile, della quale il testatore può liberamente disporre.

Per stabilire l’entità della quota di riserva e della quota disponibile possono essere utilizzati due diversi sistemi: il sistema della quota fissa ed il sistema della quota mobile.

L’attuale codice civile, ponendosi in antitesi con la codificazione del 1865, adotta il sistema della quota mobile: infatti, la quota che la legge riserva ai figli del de cuius varia a seconda del numero dei figli e del loro eventuale concorso con il coniuge.

Ex art. 537 c.c., se il genitore lascia solo un figlio, legittimo o naturale, a questi è riservata la metà del patrimonio. Se, invece, i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi o naturali.

Ex art. 542 c.c., se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, legittimo o naturale, al figlio è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.

Quando i figli legittimi o naturali, sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio ed al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto.

Avv. Chiara Fabrizi

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