Breve ritratto di un grande personaggio: Piero Calamandrei

Scritto il 10/04/2012, 08:04.

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Nobile figura, Piero Calamandrei, un illuminista animato da un forte senso dell’Humanitas.

Difensore della “humanitas politica” come garanzia di cultura democratica italiana e della legalità costituzionale (che rende tutti uguali davanti alla legge), Calamandrei non ha mai smesso di spiegare che ciascuno di noi fa parte di un tutto, proprio come i paesaggi che il giurista-pittore amava dipingere.

Secondo Calamandrei, appellarsi alla politica come arte dell’ambiente umano e ‘scienza della libertà’ non significa rivolgersi alla libertà individualistica, bensì a quella filantropica che unisce individui e popoli, i quali saranno effettivamente liberi quando si sentiranno giuridicamente interdipendenti. La libertà andrebbe intesa, infatti, non come quella dell’individuo staccato dal gruppo ma come interdipendenza: ‘come consapevolezza della solidarietà’ .

La sua visione del mondo è stata, nondimeno, contraddistinta da una profonda esigenza di moralità e di etica civile, espresse in diverse occasioni e sostenute con chiarezza attraverso la sua rivista “Il Ponte”.

Com’è noto, Calamandrei ha dedicato sempre molta attenzione all’avvocatura e alla magistratura, soprattutto quando presidiò il Consiglio Nazionale Forense.

Molti suoi scritti, raccolti nelle “Opere complete”, riguardano temi attualissimi, come ad esempio i rapporti tra la professione forense e la riforma civile, l’insegnamento del diritto e la formazione, il tirocinio e l’esame di abilitazione, tutti affrontati con estremo rigore.

All’inizio degli anni Venti scriveva: “Nessuna legge può essere applicata con frutto, se il giudice nella esplicazione del suo ufficio non si trova coadiuvato da un ordine di professionisti, nel quale la coscienza dei doveri che l’avvocato si assume nella condotta del processo civile sia nitida ed imperiosa”.

Negli stessi anni usciva uno dei testi più noti del Calamandrei: “Troppi avvocati!” (1920, sic!), sulle conseguenze e le cause del sovrannumero di avvocati in Italia, in cui il giurista sottolinea quanto “a creare la presente pletora di professionisti concorrano con pari efficacia i difetti dell’ordinamento universitario e dell’ordinamento del tirocinio pratico forense”. (Durante le lezioni accademiche il giovane è portato alla passività mentale, e il tirocinio, invece di “plasmare in lui la coscienza del valore morale nella sua professione” serve “a dare al praticante un corredo di nozioni meramente formali”).

Calamandrei combatte anche il numerus clausus (l’albo chiuso), considerandolo “miope e meccanico”, un sistema che cura “i sintomi, non le cause della malattia”.

L’opera più famosa a livello internazionale è l’“Elogio dei giudici scritto da un avvocato” (1935): un breve trattato morale, di stampo letterario, in cui l’autore non esita, seppur con ironia, a rivolgere dure critiche a giudici e avvocati, descritti con forte acume psicologico.

L’aforisma iura novit curia – scrive Calamandrei – non è soltanto una regola di diritto processuale, la quale significa che il giudice deve trovar d’ufficio la norma che serve al fatto; ma è anche una regola di galateo forense, la quale avverte che l’avvocato farà bene, se gli sta a cuore la causa, a non darsi l’aria di insegnare ai giudici quel diritto, di cui la buona creanza impone di considerarli maestri. Sarà un grande giurista, ma è certo un pessimo psicologo (e quindi un mediocre avvocato) colui che, parlando ai giudici come se fosse in cattedra, li indispettisce colla ostentazione della sua sapienza e li affatica con desuete astruserie dottrinali”.

Il 21 aprile del 1989, a cent’anni dalla nascita di Calamandrei, Paolo Barile – altro grande costituzionalista – commemora il Maestro con queste parole: insigne giurista, professore, avvocato, deputato dell’Assemblea costituente, finissimo letterato, fondatore della nuova scuola italiana del processo civile, Piero Calamandrei ha applicato il rigore del principio di legalità anche a tutti gli altri rami del diritto.

Le parole di Barile costituiscono il migliore epitaffio alla memoria di Calamandrei.

Ma, scrivendo di “Rigore della Legalità”, bisogna sempre ricordare come sia la Legge per l’Uomo, e non l’Uomo per la Legge: dietro il culto idolatrico di tale rigore, nella Storia si è sempre nascosto il volto peggiore del Potere.

Non a caso un altro avvocato di 2000 anni fa, intellettualmente non inferiore a Calamandrei – Marco Tullio Cicerone -, scriveva nel De Officiis: “Summum ius, summa iniuria”.

Maria A. Povia

Credits: le immagini dei libri di Calamandrei sono gentilmente offerte dalla Libreria Antiquaria Giulio Cesare

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