L’invalidità del testamento: nullità e annullabilità

Scritto il 16/10/2012, 11:10.

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Ai sensi dell’art. 587 c.c. il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

Nel nostro ordinamento manca una disciplina organica dell’invalidità del testamento, a differenza di quanto accade per il contratto; il legislatore si limita a sancire i singoli casi di invalidità. Pertanto, spetta all’interprete procedere ad un inquadramento sistematico e all’applicazione, nei limiti della compatibilità, delle norme sui contratti.

Anche in materia testamentaria l’invalidità può essere di due tipi: nullità ed annullabilità. La nullità presuppone un’anomalia del negozio considerata di maggiore gravità rispetto alla annullabilità.

Le nullità testamentarie si distinguono in formali e sostanziali. Per le nullità formali vale la regola dell’espressa previsione; invece, per le nullità sostanziali vige il principio secondo il quale il negozio è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente.

Il legislatore prevede espressamente una serie di nullità formali che possono riguardare le varie forme di testamento: il testamento olografo, il testamento pubblico, il testamento segreto ed i testamenti speciali. Ai sensi dell’art. 606, co. 1, c.c., il testamento olografo è nullo per mancanza di autografia, vale a dire quando non è stato interamente scritto di pugno dal testatore, e per mancanza di sottoscrizione. Sempre la medesima norma dispone che il testamento pubblico ed il testamento segreto sono nulli per mancanza della redazione per iscritto da parte del notaio delle dichiarazioni del testatore e per mancanza della sottoscrizione del notaio o del testatore.

Le nullità sostanziali sono previste dal libro II del codice civile, senza un ordine preciso.

Rientrano tra esse i patti successori (art. 458 c.c.); il testamento congiuntivo (art. 589 c.c.); il testamento reciproco (art. 589 c.c.); il testamento a favore di persone incapaci a ricevere (art. 596-599 c.c.); la disposizione rimessa all’arbitrio del terzo, salvo le eccezioni ammesse dalla legge (art. 631, co. 1, c.c.); il testamento a condizione di reciprocità (art. 635 c.c.); il legato di cosa dell’onerato o di un terzo, se non ricorrono determinati presupposti (art. 651 c.c.); il legato di cosa del legatario (art. 656 c.c.); la disposizione determinata da motivo illecito risultante dal testamento (art. 626 c.c.); la disposizione a favore di persona incerta (art. 628 c.c.); l’onere impossibile e illecito costituente motivo determinante (art. 647, co. 3, c.c.); la sostituzione fedecommissaria diversa da quella prevista dalla legge (art. 692 c.c.); la divisione testamentaria nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi (art. 735, co. 1, c.c.).

Al negozio testamentario si applica la norma sulla nullità parziale (art. 1419 c.c.), con la conseguenza che la nullità di singole clausole o di una parte della disposizione testamentaria non importa la nullità dell’intero negozio, se risulta che il testatore lo avrebbe ugualmente concluso senza quella parte del suo contenuto colpita da nullità.

Il testamento nullo, al pari di ogni altro negozio affetto da nullità, non produce i suoi effetti: cioè, esso non determina alcuna modificazione della realtà giuridica. Di conseguenza, laddove non vi sia sanatoria, opereranno la sostituzione, la rappresentazione e l’accrescimento; in mancanza, in caso di eredità, la quota andrà a vantaggio degli eredi legittimi del testatore; se si tratta di legato, la porzione del legatario andrà a vantaggio dell’onerato o degli onerati, in proporzione delle rispettive quote.

Invece, l’annullabilità del testamento presuppone un’anomalia del negozio di minore gravità, alla quale si applica una minore sanzione: infatti il testamento annullabile produce tutti gli effetti ai quali era diretto, ma essi possono venir meno con l’azione di annullamento. L’annullabilità dipende soprattutto da vizi di forma: tali vizi danno luogo sempre ad annullabilità del negozio testamentario, salvo i casi, espressamente previsti, di nullità. L’annullabilità sostanziale è prevista soltanto in due ipotesi: incapacità di disporre per testamento (art. 591 c.c.) e vizi della volontà (art. 624 c.c.).

In tutti i casi di annullabilità del testamento la legittimazione ad agire spetta a chiunque vi abbia interesse. Il testamento annullabile produce i suoi effetti fino a quando non interviene la sentenza costitutiva di annullamento: in tal caso si parla di efficacia interinale del negozio annullabile. In seguito alla pronuncia di annullamento la disposizione testamentaria perde la sua efficacia e gli effetti già prodottisi vengono eliminati retroattivamente nei confronti degli istituiti. I terzi sono tutelati sulla base delle regole generali relative all’erede apparente (art. 534 c.c.)

L’azione di annullamento deve essere proposta nel termine di cinque anni. Nei casi di annullabilità della disposizione per incapacità di testare o per vizi di forma, detto termine decorre dal giorno in cui è stata data esecuzione alla disposizione testamentaria stessa.

Avv. Chiara Fabrizi

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2 commenti su “L’invalidità del testamento: nullità e annullabilità”

  • 1 Marzo, 2014, 11:05
    Roberto Marantonio

    Desidererei entrare urgentemente in contatto con l’Avv. Chiara Fabrizi per delucidazioni in ordine all’articolo “L’invalidità del testamento: nullità e annullabilità” pubblicato sulla Vostra Rivista.

    Grazie.

    Roberto Marantonio

  • 17 Marzo, 2015, 19:27
    claudio

    salve volevo un informazine riguardo un testamento è stato fatto nullo perché la data 2005 è stata aggiunta una gambetta al numero 5 che è venuta 3 ,il testamento dalle perizie è risultato autografo ed era capace di intendere e volere ,volevo un consiglio se andare avanti o fermarmi ,la gambetta della correzione è stata fatta da terzi

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