Invalidità testamentaria ed invalidità contrattuale. Analogie e differenze

Scritto il 13/11/2012, 04:11.

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Le invalidità testamentarie possono derivare dalla normativa generale in materia di contratti e dalle norme specifiche in materia di successioni.

Nel presente articolo cercherò di mettere in luce le principali analogie e differenze esistenti tra l’invalidità testamentaria e l’invalidità contrattuale, soffermandomi in particolare sugli orientamenti giurisprudenziali.

In materia testamentaria, la legittimazione a proporre azione di annullamento è assoluta: spetta a chiunque ne abbia interesse (art. 591 c.c.), a differenza della comune azione di annullamento.

A differenza di quanto previsto in materia contrattuale (art. 1441 c.c.), l’azione di annullamento del testamento può essere proposta da chiunque vi abbia interesse (art. 591 c.c.): la legittimazione ad agire è assoluta.

Secondo la Suprema Corte (Cass. civ., Sez. II, sent. 4 dicembre 1998, n. 12291), l’art. 591 c.c., attribuendo la facoltà di impugnare il testamento a chiunque abbia interesse, estende la categoria dei soggetti legittimati all’impugnazione, rispetto alla normale azione di annullamento, ma pone, tuttavia, un preciso limite a detta estensione, rappresentato dalla necessità che chi invoca l’annullamento abbia interesse ad ottenerlo.

Tale interesse, infatti, deve essere diretto ed attuale e non eventuale e futuro: colui che propone azione di annullamento deve ottenere un concreto ed effettivo vantaggio dalla caducazione del testamento.

In seguito alla pronunzia di annullamento, la disposizione testamentaria perde la sua efficacia e gli effetti già prodottisi vengono eliminati, nei confronti degli istituti, retroattivamente, in base al principio generale stabilito dall’art. 1445 c.c.

In materia di nullità del testamento, trovano applicazione gli artt. 1421 e 1422 c.c., dettati dalla normativa sui contratti.

L’art. 1421 c.c. attribuisce la legittimazione ad esperire l’azione di nullità a chiunque vi abbia interesse e consente al giudice di rilevarla d’ufficio.

Tale azione è configurabile come actio nullitatis e, in quanto tale, può essere esperita da chiunque abbia interesse a far valere la propria qualità nei confronti dell’erede testamentario con l’onere, tuttavia, di dimostrare la fondatezza delle proprie pretese.

Secondo una pronuncia non recente della Corte di cassazione (Cass. civ., sent. 5 gennaio 1985, n. 16), l’azione finalizzata a fare dichiarare la nullità di un testamento non comporta una petizione di eredità e può essere esperita anche da soggetto che non abbia previamente proceduto alla accettazione.

L’art. 1422 c.c. stabilisce l’imprescrittibilità dell’azione di nullità, facendo salvi gli effetti dell’usucapione, della prescrizione dell’azione di ripetizione e dell’effetto sanante della trascrizione per il terzo acquirente in buona fede (ex art. 2652, n. 6, c.c.).

In ordine ai rapporti tra azione di nullità ed azione di annullamento nell’ambito del processo, esistono due contrapposti orientamenti giurisprudenziali.

Secondo l’orientamento prevalente, la domanda giudiziale di nullità di un contratto si pone, rispetto a un’ipotetica domanda di annullamento di quel medesimo contratto dipendente da una invalidità meno grave, nei termini di maggiore a minore, per cui il giudice, in luogo della richiesta declaratoria di radicale nullità di un contratto, può pronunciarne l’annullamento, ove quest’ultimo sia fondato sui medesimi fatti, senza che la sentenza sia censurabile per vizio di ultrapetizione (Cass. civ., sentenza 12 novembre 1988, n. 6139; Cass. civ, sentenza 13 dicembre 1996, n. 11157; Cass. civ., sentenza 26 novembre 2002, n. 16708; Cass. civ., sentenza, 18 luglio 2007, n. 15981).

Tali principi di natura processuale sarebbero applicabili anche alla materia testamentaria.

Secondo un orientamento minoritario, la proposizione della domanda di nullità è assolutamente distinta dalla domanda di annullamento, quanto a presupposti, disciplina e conseguenze, per cui deve escludersi che la nullità sia compresa nell’annullamento o che siano tra loro in rapporto di fungibilità, anche qualora risultino fondate sui medesimi fatti (Cass. civ. Sez. II, sent. 30 luglio 1999, n. 8285, Cass. civ., Sez. II, sentenza 25 maggio 2012, n. 8366).

La radicale distinzione tra azioni di nullità e di annullamento troverebbe applicazione, oltre che in tema di domanda di invalidità del contratto, anche in materia di invalidità testamentaria.

Avv. Chiara Fabrizi

 

 

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