È già possibile notificare tramite PEC? Luci ed ombre di un itinerario impevio

Scritto il 12/04/2012, 09:04.

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Soltanto con molto ritardo ci siamo resi conto che l’art.149-bis c.p.c. ci ha conferito la facoltà di effettuare le notificazioni civili tramite la famigerata PEC, la posta elettronica certificata.

Sono passati oltre due anni da quando il Decreto Legge 29 dicembre 2009 n. 193 introdusse nell’ordinamento tale disposizione e tuttavia la cosa non ha sollevato affatto scalpore. Ben altra eco mediatica hanno invece avuto i provvedimenti “SalvaItalia” e “CresciItalia” del Governo Monti e la sopravvenienza del Decreto Legge 12 novembre 2011 n. 183, che ha definitivamente valorizzato la disposizione dell’art. 149-bis c.p.c. con il disporre il utilizzo prioritario di risorse telematiche (PEC o fax) per la distribuzione delle comunicazioni processuali.

Per questo, magicamente, solo adesso tutti ci siamo avveduti che la PEC poteva servire davvero a qualcosa: per esempio, a notificare gli atti del processo. A riprova di ciò, si consideri che tanto l’art. 149 bis c.p.c. (che verte sulle notificazioni dell’ufficiale giudiziario), quanto il recentissimo art. 3-bis della Legge 53/94 (sulla “notifica diretta” degli Avvocati) specificano che la notifica possa avvenire tramite posta elettronica certificata, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34 del Decreto Ministeriale 22 febbraio 2011 (il cosiddetto “Regolamento del Processo Telematico”).

Quindi, si può tranquillamente notificare via PEC?

Non proprio in quanto, effettivamente, esistono questioni ancora da chiarire.

Per notificare tramite PEC, il complesso normativo impone al mittente-notificatore di espletare i seguenti adempimenti:

a) firmare digitalmente l’atto informatico che si intende notificare;

b) redigere la relazione di notifica nelle forme di un documento informatico separato, firmato anch’esso digitalmente;

c) “congiungere” tale relata di notifica all’atto informatico al quale si riferisce, utilizzando gli strumenti informatici prescritti dalla vigente normativa;

d) “allegare” le ricevute (ovviamente, quelle di spedizione e consegna) rilasciate al mittente-notificatore dal sistema PEC utilizzato. Tutto ciò é serenamente fattibile? Non proprio. Infatti, non si comprende come si debba effettuare la congiunzione della relata di notifica all’atto cui attiene: se si trattasse di fogli di carta, basterebbe una spillatrice; ma, trattandosi di documenti informatici, quale mai potrà essere la procedura di “congiunzione” da espletarsi?

E poi, come allegare le ricevute di spedizione e consegna della PEC all’atto (informatico) notificato e “congiunto” con la relazione di notifica?

Ed ancora: come depositare il tutto in Tribunale, se l’ufficio giudiziario o il rito processuale avviato non sono abilitati al processo telematico?

Tra i tanti interpellati, nessuno conosce una credibile soluzione a tali interrogativi. Tuttavia, non dobbiamo né scoraggiarci, né demordere.

Nell’ultimo biennio, i passi avanti compiuti sono stati tanti e tutti davvero concreti ed apprezzabili.

Dobbiamo quindi avere fiducia, tanto nella ricerca che nella sperimentazione.

Solo così, le “caravelle” del processo telematico potranno varcare l’immenso oceano che si prospetta loro davanti e, come ai tempi di Cristoforo Colombo, riusciranno ad approdare nel “mondo nuovo” del progresso tecnologico-forense.

Avv. Alessandro Graziani

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