Le fasi del ciclo vitale della famiglia

Scritto il 12/11/2012, 01:11.

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Cos’è la famiglia? Quali sono i suoi obiettivi? Qual è il suo ruolo nella società?

Riflessioni e nuovi approcci sul sistema famiglia nella società di oggi.

Quando lavoriamo con le persone, in particolare se siamo mediatori familiari, avvocati, psicologi, assistenti sociali, eccetera, dobbiamo capire di chi ci stiamo occupando.

Per giungere a questa comprensione, esiste ormai dagli anni Sessanta una prospettiva dell’individuo caratterizzata dall’interdipendenza tra il ciclo vitale individuale e quello familiare.

La Famiglia è un sistema composto da membri che hanno in comune l’obiettivo del benessere.

Quando ci troviamo di fronte ad una separazione o a un divorzio la prima cosa da fare è conoscere la storia delle persone e porre attenzione a cosa è una famiglia.

Apriamo bene i nostri occhi e cominciamo a pensare che la famiglia non è una cosa sola, ma è considerata un sistema aperto in relazione con il contesto socio-culturale.

Abbiamo di fronte a noi un gruppo con una storia; un gruppo gerarchico in cui sono presenti due generazioni (genitori e figli); un gruppo paritario rappresentato dal rapporto di coppia; un gruppo con membri interdipendenti in cui ognuno di essi sente di avere un destino comune e il cambiamento di uno porta necessariamente un cambiamento nell’intero sistema familiare.

La famiglia assume dei compiti importanti per la società perché dovrebbe rispondere alle esigenze dei suoi membri. Proprio per la loro interdipendenza l’evento separativo non riguarda solo la coppia. Non ci si sposa mai in due e quindi non ci si separa mai in due! Oltre ad un ex-partner/marito ci saranno un’ex suocera, un ex cognato e così via.

Non solo allo psicologo formato in quest’area, ma anche a un avvocato, può essere utile avere chiare le fasi del ciclo vitale della famiglia, perché l’intensità dei legami e l’interdipendenza tra i membri cambia nelle diverse fasi, oscillando tra momenti di maggiore e minore coesione.

Prendiamo come modello quello di Carter e McGoldrick (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2002) che partono dall’idea di sviluppo di famiglia normale. La caratteristica di ogni sistema familiare è la presenza di eventi critici che scandiscono le fasi del ciclo vitale, e partono da una concezione di crisi non come negativa, ma costruttiva e legata al cambiamento.

La capacità della famiglia di affrontare tali eventi, quindi di cambiare e di adattarsi, fa una distinzione tra famiglia “normale” e “patologica”. Distinguiamo tra eventi normativi, quelli attesi e prevedibili (ad esempio la nascita di un figlio), ed eventi paranormativi, cioè gli eventi imprevedibili di fronte ai quali la famiglia deve riorganizzarsi (ad esempio la morte di un figlio).

La prima fase del ciclo della famiglia è quella della formazione della coppia che avviene con l’incontro di due giovani adulti che devono costruire un’identità di coppia strutturando un rapporto di reciprocità e di rispetto verso l’altro.

La seconda fase è quella della famiglia con bambini piccoli in cui i due partner devono assumere il ruolo genitoriale accettando il bambino come nuovo membro del sistema.

La terza fase è la famiglia con figli adolescenti in cui i genitori devono rinegoziare la relazione con i figli per favorire il processo di individuazione dei figli stessi, tipico della fase adolescenziale.

La quarta fase è la famiglia con figli adulti in cui i genitori devono prepararsi a eventuali uscite dei figli e stabilire una relazione con loro come adulti. L’ultima fase è quella della famiglia anziana dove gli eventi critici sono rappresentati dal pensionamento, dal diventare nonni, dalla malattia e morte propria e del partner.

Negli ultimi anni la famiglia tradizionale ha subito molti cambiamenti e la separazione dei coniugi è ormai considerata un altro possibile evento critico. La grande diffusione dei divorzi ha portato a considerarli come possibili eventi normativi del ciclo di vita della famiglia.

In questi casi marito e moglie, in quanto coniugi, devono elaborare il c.d. “divorzio psichico”; in quanto genitori devono mantenere il loro ruolo genitoriale gestendo il conflitto, perché, pur essendo terminato il loro rapporto coniugale, dovrebbero continuare a rispettarsi nei propri ruoli di madre e di padre.

Dott.ssa Francesca Ballanti, Psicologa

www.studiopremuda.it

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