La tutela dell’integrità fisica e morale dei lavoratori

Scritto il 14/12/2012, 01:12.

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Tra le altre cose, il datore di lavoro ha l’obbligo di preservare l’integrità fisica e morale dei lavoratori (art. 2087 c.c.).

Il termine mobbing, molto diffuso negli ultimi decenni, comprende tutte quelle condotte vessatorie, reiterate e durature, poste in essere nei confronti di un lavoratore ad opera dei superiori gerarchici (c.d. mobbing verticale), e/o colleghi (c.d. mobbing orizzontale), oppure anche da parte di sottoposti nei confronti di un superiore (c.d. mobbing ascendente); in determinati casi si tratta di una specifica strategia finalizzata (c.d. bossing).

Secondo la giurisprudenza dominante, le caratteristiche del mobbing sono:

1. il protrarsi nel tempo di una pluralità di comportamenti vessatori;
2. la volontà diretta alla persecuzione o all’emarginazione del dipendente;
3. la conseguente lesione causata al lavoratore;
4. il nesso causale esistente tra la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico ed il pregiudizio all’integrità psico-fisica del lavoratore.

Il mobbing non si realizza attraverso una condotta istantanea.

Secondo la Corte di Cassazione è sufficiente che i comportamenti vessatori si siano protratti per almeno sei mesi (Cass. sent. 17 settembre 2009, n. 200046; Cass. sent. 9 settembre 2008, n. 22858).

Secondo l’analisi compiuta dalla giurisprudenza di merito, il mobbing ricorre, ad esempio, nel caso di riduzione ingiustificata della sfera di autonomia operativa del lavoratore, che si traduca in una mortificazione sul piano professionale e in una serie di attacchi sul piano personale, nell’ipotesi di una brusca ed improvvisa interruzione della carriera professionale, nel caso di demansionamento e successiva privazione di compiti, nell’adozione di provvedimenti disciplinari per ragioni strumentali ed in modo pretestuoso, amplificando l’importanza attribuita a fatti di modesta importanza, con la specifica volontà di colpire il lavoratore per indurlo a dare le dimissioni e/o per precostituire una base per disporre il suo licenziamento.

I comportamenti che integrano il mobbing sono illegittimi, in quanto si pongono in contrasto con l’obbligo del datore di lavoro di preservare l’integrità fisica e la personalità del lavoratore (Cass. sent. 6 marzo 2006, n. 4774).

La responsabilità del datore di lavoro per mobbing presuppone la presenza dell’elemento soggettivo del dolo, inteso come specifica intenzione di discriminare e vessare il lavoratore, sino ad esercitare nei suoi confronti una vera e propria forma di violenza morale.

In caso di mobbing il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, che si prescrive entro 10 anni.

Per quanto concerne l’onere della prova, sul datore di lavoro grava l’onere di provare di avere adempiuto all’obbligo di protezione dell’integrità psico-fisica del lavoratore; invece, sul lavoratore grava esclusivamente l’onere di provare la lesione dell’integrità psico-fisica ed il nesso di causalità esistente tra la lesione e l’espletamento della propria prestazione lavorativa (Cass. sent. 24 febbraio 2006, n. 4184).

Avv. Chiara Fabrizi

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