Il lavoro di pubblica utilità nel Codice della Strada: quali caratteristiche possiede?

Scritto il 26/01/2012, 09:01.

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L’art. 186 c. 9 bis del Codice della Strada, come modificato dalla legge n. 120/2010, prevede la possibilità di sostituire sia la pena detentiva che quella pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 54 del d.lgs. n. 274/2000. Anzitutto occorre precisare quali sono le fattispecie previste dal C.d.S.: si tratta della ebbrezza lieve (depenalizzata nel 2010), di ebbrezza media e di ebbrezza grave (entrambe sostituibili con il lavoro di pubblica utilità).

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione non retribuita a favore della collettività da svolgere nel campo della sicurezza e della educazione stradale presso enti pubblici, organizzazioni di assistenza sociale e volontariato o presso centri specializzati di lotta alle dipendenze.

La novità più eclatante e discussa dell’aggiornato C.d.S. consiste nella previsione che, qualora si abbia un esito positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza, dichiara estinto il reato, dimezza la sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo. Potrebbe risultare “azzardata” la revoca, essendo la confisca del mezzo uno dei maggiori deterrenti contro l’alcol.

Invece, nell’ipotesi in cui vengano violati gli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice dispone la revoca della pena sostitutiva, il ripristino di quella sostituita, la sospensione della patente e la confisca. Viene, inoltre, specificato che la sostituzione può avvenire non più di una volta.

Ma sono presenti delle differenze tra la misura del C. d. S. e quella dell’art. 54?

Non è necessaria l’iniziativa dell’imputato, risultando sufficiente che questi non si opponga. A tal proposito occorre menzionare Cass. sent. n. 31145/2011, Finocchiaro, secondo cui al condannato spetta in ogni caso il compito di individuare specificamente le modalità di espiazione della pena attraverso la presentazione di un progetto di svolgimento di lavoro sostitutivo, senza il quale il giudice non può provvedere alla sostituzione.

Vi è un’ulteriore differenza: la misura del C.d.S. non è contenuta nei limiti dell’art. 54 (da dieci giorni a sei mesi) ma coincide con la durata della pena detentiva e di quella pecuniaria che sono state sostituite. Si possono notare, infine, altre due differenze: è previsto un autonomo tasso di conversione (250 euro di ammenda corrispondono ad un giorno di lavoro sostitutivo) e, rispetto all’art. 54, il lavoro di pubblica utilità può essere svolto anche presso centri specializzati di lotta alle dipendenze.

Dott.ssa Federica Spinaci

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